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Italienische Übersetzung unseres Artikels "Verborgene Vielfalt: Die Schnelltentakel der Gattung Drosera" von ChiaradB. AIPC Magazine (AIPC) 2006/3:14-25
La diversità nascosta: i tentacoli a scatto nel genere Drosera Nel 1994, durante la preparazione di un video(1), filmammo nella nostra serra Drosera burmannii, per documentare il rapido movimento dei suoi tentacoli marginali allungati; un fenomeno già osservato in D. sessilifolia (sezione Thelocalyx, come D. burmanni) 12 anni prima. Una volta consapevoli dell'esistenza di questi peli a scatto privi di colla, fummo sorpresi di trovarli in altre specie che, pur capaci di un movimento più lento, mostravano la stessa tattica: gli ibridi D. capensis x aliciae e D. rotundifolia x spatulata (D. tokaiensis) e alcune drosere pigmee, sezione Lamprolepsis. Impegnati col nostro video, però, non ci pensammo più fino a quando, nel 2003, ci arrivò una videocassetta di Richard Davion sulla D. glanduligera, una piccola drosera sud-australiana (sezione Coelophylla), piuttosto difficile da coltivare, che cresce spontanea vicino alla proprietà di Davion ad Adelaide. Da quasi 25 anni Richard tentava invano di convincere gli appassionati di piante carnivore che i tentacoli marginali, privi di colla, (da lui chiamati "a nastro") di tale specie scattano in frazioni di secondo; nel 1995 e 1999 pubblicò alcuni articoli al proposito su Flytrap News(2), citando anche il movimento di D. burmannii, D. pygmaea e D. callistos, ma inutilmente: veniva regolarmente ignorato o non creduto, finché non includemmo la sua cassetta nel nostro DVD A Hunting Veggies Cocktail(3). Essendo riusciti a coltivare alcuni esemplari di questa piccola specie durante l'inverno, iniziammo a esaminarne i tentacoli con obiettivi macro e microscopi USB, giungendo infine a confermare pienamente la scoperta di Richard in un articolo per la rivista dell'associazione delle piante carnivore tedesca (GFP), Das Taublatt(4).
HUNTING VEGGIES® SPEED CONTEST Drosera glanduligera nella gara di velocita' con la Dionaea.
L'esame dettagliato delle drosere della nostra collezione divenne motivo per contattare alcuni vecchi amici carnivori. Anja e Holger Hennern ci mostrarono le drosere pigmee riprese durante il loro ultimo viaggio in Australia, e in effetti molte di queste possedevano tentacoli marginali allungati senza produzione di colla. Le foto nei testi specifici (es. "Plants of Prey"(5) o "Carnivorous Plants of Australia"(6) o non li mostrano o solo coincidenzialmente, e i disegni spesso li raffigurano tutti, erroneamente, con una goccia di colla; è chiaro che gli autori non considerino proprio il fenomeno, perché non ci sono altri commenti. Perlomeno il testo "The Carnivorous Plants" di Juniper, Robins e Joël(7) menziona, più in generale, i tentacoli a movimento rapido, non collosi, marginali sviluppati da numerose specie (es. D. burmannii), inserendoli nel quadro dell’evoluzione dai tentacoli delle drosere alla trappola a tagliola della dionea.
a destra: Drosera pulchella
Molto interessante! Iniziammo così a fotografare drosere di diverse sezioni con lenti macro e microscopi, e spendemmo molto tempo nella realizzazione di filmati in tempo reale o rallentati. Quindi chiedemmo al Dr. Jan Schlauer, noto esperto di sistematica (e collaboratore della Carnivorous Plants Newsletter - CPN), sia la sua interpretazione del fenomeno, sia una denominazione appropriata di quei tentacoli, ovviamente spesso ignorati; sorpreso, in qualche modo, dalla portata dei nostri studi (che definì "in qualche modo inconsueti") e considerando il loro movimento, suggerì i termini catapult- o jerk tentacles (tentacoli "a catapulta o fionda" o "dal movimento repentino, a scatto", n.d.t.), che a nostro parere suonavano bene anche in tedesco (Katapult- e, soprattutto, Schnelltentakel) e che trovammo calzanti. In realtà, dopo altre comunicazioni con Davion, decidemmo di continuare a usare l'espressione snap-tentacles ("tentacoli a scatto" o "a molla", n.d.t.) nelle nostre versioni in inglese. Per inciso, alcune drosere possiedono tentacoli a movimento rapido, però collosi (e a volte allungati), ma questi non sono compresi nella nostra definizione, anche se, come vedremo sotto, vi sono relazioni tra i due tipi di tentacoli.. Osservando il movimento a scatto dei tentacoli in diverse specie, osservammo che non solo nelle drosere pigmee australiane, bensì in quasi tutte le specie che possiedono tentacoli a scatto la rapidità del loro movimento è analoga a quella osservata in D. burmannii e D. sessilifolia: lo scatto 100 volte più rapido di D. glanduligera è tuttora un caso unico nel genere. Comparando specie con o senza tentacoli marginali (possono essere strettamente imparentate e appartenere alla medesima sezione), arrivammo a esiti interessanti. Holger Hennern (comunicazioni personali) ipotizzò che solo drosere a rosetta basale sviluppassero tentacoli a molla, e non quelle su stelo o con foglie posizionate in verticale, perché solo nel primo caso avrebbe senso in relazione alla cattura. In caso di prede volanti, infatti, la colla sarebbe molto più efficace di un tentacolo a scatto; i tentacoli marginali allungati, collosi, di D. binata, D. scorpioides o D. indica ne sono un chiaro esempio. Ben diversa è la questione quando si tratta di piccoli artropodi che si muovono sul suolo. Qui i peli a scatto, rivolti all'ingiù, appaiono come una serie di ostacoli sulla strada dell'insetto (vedi foto), che iniziano a muoversi nel giro di pochi secondi se toccati, trasportando l'insetto stesso direttamente sulla lamina collosa. Una volta scattati, o si drizzano in verticale lungo il margine fogliare (rendendo difficile la fuga dall'area collosa, o si piegano su se stessi come in D. burmannii e, in modo particolarmente efficace, in D. glanduligera, trattenendo la preda finché non è completamente avvolta e pressata nel letale muco. Oltretutto, questo è un sistema ingegnoso per prevenire il "furto di prede" da parte delle formiche, un problema comune per molte drosere.
a sinistra: tentacoli a scatto in alcune specie australiane, finora non menzionati in letteratura a destra: le specie della sezione Lamprolepsis da noi analizzate
Le nostre osservazioni paiono confermare proprio quest'ipotesi. Considerando la forma di una pianta (a rosetta basale o meno) delle sezioni Drosera e Lamprolepsis (vedi tabella), è quindi possibile prevedere in modo relativamente preciso se sviluppa o meno i peli a scatto. Particolarmente interessante è, a questo riguardo, la sezione Lamprolepsis, in cui anche specie a crescita eretta (D. scorpioides) mostrano tentacoli allungati collosi, capaci inoltre di movimento rapido, proprio nella stessa collocazione marginale dove le specie a rosetta basale (D. ericksoniae o D. occidentalis) hanno i tentacoli a scatto. A seconda, ovviamente, della forma della pianta troviamo specie "scattanti" e "solo colla" imparentate molto strettamente tra loro, e che a volte condividono anche lo stesso sito; ciò richiede alcune ulteriori considerazioni.
Questo considerato, parrebbe quindi che all'epoca dei dinosauri esistesse nel Gondwana una drosera "moderna" già provvista di tentacoli marginali ottimizzati, a molla, efficaci nel catturare e trattenere insetti di terra. Il bloccare la preda è anche un modo furbo per evitare i "furti" da parte delle formiche, che iniziarono anch'esse circa 100 milioni di anni la loro conquista del mondo. Forse c’è una relazione di causalità. Inoltre, la variabilità riscontrata nella sezione Lamprolepsis (circa 40 specie) indica chiaramente la capacità di commutare i geni - quando l’adattamento porta ad una nuova specie - per ottenere di volta in volta i tentacoli marginali collosi o a scatto. La chiave di questo incredibile meccanismo evolutivo è nell'ambiente e nella preda (se volante o terrestre) e quindi, naturalmente, nella forma generale della specie (eretta o a rosetta basale). Ancora un'osservazione: se incrociamo D. aliciae (rosetta basale) con D. capensis (rosetta eretta), l'ibrido (naturale) ottenuto produce tentacoli a molla, nonostante sviluppi anche, in molti anni, uno stelo. I germogli di D. binata mostrano tentacoli a scatto, ma solo fino a che le foglie non iniziano ad assumere la forma biforcuta. Ce davvero spazio per ulteriori approfondimenti.
a sinistra: Drosera scorpioides a destra Drosera ordensis entrambe le immagini sono di Elvis Pöhlmann
Tutto questo può avere sviluppi interessanti in ambito sistematico, e attendiamo impazienti gli studi sull'argomento anche perché, ultimo ma non ultimo, i nostri microscopi USB ci hanno mostrato delle variazioni significative anche nella forma della testa dei tentacoli a scatto (vedi sotto). A questo riguardo, il meccanismo di scatto di D. glanduligera appare essere un miglioramento evolutivo rispetto ai tentacoli a testa emisferica tipici delle drosere pigmee (relativamente simili alla sud-australiana D. hamiltonii). Quella struttura si è trasformata in una sfera schiacciata che giace sulla testa del tentacolo, divisa a sua volta in tre parti, e che agisce come un sensore a contatto altamente sensibile. Associata ad una sorta di articolazione tra le due parti in cui è ora diviso il gambo del tentacolo, permette un movimento circa 100 volte più rapido che in tutte le altre drosere del genere, portandoci davvero in un'altra dimensione. Analogamente a quanto affermato dagli autori di "The Carnivorous Plants" su D. burmannii(7), riteniamo D. glanduligera un notevole risultato evolutivo in riferimento allo sviluppo delle trappole a scatto rapide in Aldrovanda e Dionaea.
Il prof. Stephen Williams, USA, durante la conferenza da lui tenuta presso alla International Carnivorous Plant Conference , Tokyo, 2002
Rimane ancora da chiarire, invece, l'origine del movimento negli altri tentacoli a scatto; test effettuati con aghi fanno capire che la chiave di tutto dev’essere nella testa del tentacolo o nelle cellule tra questa e il gambo, ma come funziona? Con l’eccezione di D. glanduligera, le teste dei tentacoli a scatto sono costituite da una specie di mestolo (con la parte inferiore generalmente appiattita) di forma più o meno arrotondata o allungata, a seconda della specie, e con una struttura di cellule disposte a formare un "cuscino" nella parte superiore (sempre di forma variabile nelle varie specie). Questa struttura è sempre gonfia, in misura variabile a seconda della salute della pianta e dell'età della foglia; se toccata - non importa se da un insetto o un ago - un impulso attraversa probabilmente il cuscinetto e arriva alle cellule inferiori, che innescano un potenziale d’azione che si trasferisce sul gambo, o forse l'innesco è prodotto alla giunzione tra testa e gambo del tentacolo, come avviene per i tentacoli che producono colla. Comunque sia, il potenziale si trasferisce nel gambo del tentacolo, dove causa l’innalzamento della pressione interna in alcuni gruppi particolari di cellule. Grazie alla rapida crescita di turgore di queste, tutto il tentacolo inizia a piegarsi su se stesso. Lo sviluppo dei potenziali d’azione per contatto (anche da stimolo chimico) è stato dimostrato dal Prof. Stephen Williams (USA) nei primi anni ’70 su "normali" tentacoli di Drosera(9). Usando minuscoli elettrodi, egli misurò i potenziali elettrici nei tessuti cellulari, il loro spostamento attraverso di essi e la loro sorprendente capacità, esplicata senza collegamenti nervosi, di indurre variazioni di pressione interna in cellule particolari e distanti. E' quindi molto probabile che gli stessi principi siano alla base del movimento dei tentacoli a scatto, che a conti fatti altro non sono che tentacoli collosi modificati. Nel nostro nuovo DVD "Drosera - Snap-Tentacles and Runway Lights"(8) troverete molto altro sui tentacoli a scatto di specie di diversi continenti, analizzati col nostro microscopio, così come ingrandimenti video in real time e al rallentatore, ed altro ancora. Nel DVD spieghiamo anche la nostra teoria sulla funzione delle emergenze gialle della D. hartmeyerorum, anch'esse derivate da tentacoli collori normali. Ultimo, ma non ultimo, anche i peli grilletto responsabili del movimento a scatto in Aldrovanda e Dionaea muscipula derivano dai tentacoli di Drosera, altra circostanza che Stephen Williams ci illustra in maniera molto convincente, attraverso l'esame comparato della famiglia delle Droseraceae(11) . I disegni che mostrano le diverse forme delle teste dei tentacoli a scatto hanno il solo scopo di evidenziare la variabilità di queste strutture: siamo certi che guarderete con indulgenza al talento artistico di Siggi. Per il sostegno nelle nostre ricerche e per il presente articolo, vogliamo esprimere uno speciale ringraziamento a Richard Davion (scopritore del più rapido movimento a scatto nel genere Drosera) e a Stephen Williams, per il loro importante contributo sull'argomento ed il materiale fornito. Grazie anche a Anja e Holger Hennern per aver messo a disposizione la loro vasta "esperienza in pigmee", e a Jan Schlauer per i suoi suggerimenti e le proposte di classificazione. Siamo grati inoltre al Dr. Eberhard König, che ha fornito gratuitamente esemplari di alcune specie assenti dalla nostra collezione per i nostri studi, e al Dr. Barry A. Rice per il suo contributo riguardo D. capillaris. Ringraziamo infine in modo particolare Elvis Pöhlmann, per il tanto tempo dedicato a realizzare foto ad alta risoluzione delle nostre drosere, e Paul Smith, per la rilettura del testo in inglese. Dopo la pubblicazione dell'articolo, gli autori scoprirono che in numerose specie (ad es. D. capensis e D. ordensis) gli esemplari giovani producono tentacoli a scatto, mentre le piante adulte ne sono sprovviste, proprio come D. binata, citata nell'articolo. L'inclusione delle varie specie nelle due categorie della tabella si riferisce pertanto alle sole piante adulte; lo studio dei seedling è tuttora in corso e quindi incompleto. Al momento, solo le specie arcaiche (D. arcturi, D. regia, D. adelae, D. prolifera, D. schizandra) e le tuberose della sezione Ergaleium sembrano totalmente inabili a produrre tentacoli a molla.
Nota: le drosere coi segnali luminosi
Note bibliografiche
Tabella: le specie esaminate
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